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Ritorno a Babilonia PDF Stampa E-mail
Spiritualità - Gli antichi
Scritto da Simone Bedetti   
Giovedì 07 Maggio 2009 09:35

Appunti, note e suggestioni dopo la lettura di un servizio della rivista Archeo sull'antica civiltà mesopotamica.

 

 

 

Fino alla prima metà del Novecento, archeologo e disegnatore formavano una coppia indissolubile di ogni compagnia di scavo.

La porta di Ishtar era una delle otto porte di Babilonia e segnava il punto in cui la Via della Processione arrivava a Babilonia. Fu costruita da Nabucodonosor II (604-562 a.C.).

L’intera Mesopotamia galleggia su una falda acquifera.

Marduk era il dio più importante di Babilonia. Il tempio di Marduk fu portato alla luce da scavi che hanno seguito le indicazioni di Erodoto.

Ai ruderi e gradoni della Torre di Babele si giunse solo nel 1913. Essa da secoli di spoliazioni era ridotta al nucleo centrale del primo piano, fatto esclusivamente, come ogni altra Ziggurat (o torre), in mattoni di argilla crudi. Quelli cotti erano stati quasi totalmente rimossi. Dal cielo, la mitica Torre appare oggi come un povero basamento circondato da arbusti e da bruni cumuli di terra rimossa, ben lontana dalle smaglianti descrizioni di Erodoto.

Erodoto così descrive il tempio di Zeus Belo, cioè Baal, trasformazione ultima del potentissimo dio nazionale babilonese Marduk:

Nel centro dell’edificio sacro è costruita una torre massiccia. Sopra ve n’è sovrapposta un’altra, e un’altra ancora sopra la seconda, fino a un totale di otto torri. La via d’accesso è costruita esternamente a spirale, intorno a tutte le torri, e a un certo punto, a metà salita, c’è un luogo per riposarsi e prendere fiato. Nell’ultima torre c’è un gran tempio contenente un gran letto, adorno di bei drappi, e, accanto, si vede una grande tavola d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è invece l’epilogo del Codice di Hammurabi, scritto sulla stele di basalto nero, conservata al Louvre, dettato da Shamas ad Hammurabi come riprodotto nel bassorilievo.

Io sono Hammurabi, il Re Perfetto. Per le Teste Nere (i Sumeri, n.d.r.) che il dio Enlil mi ha donato, che il dio Marduk ha affidato alla mia guida, non ho indugiato in pigrizia, non sono stato con le mani in mano. Ho cercato per loro cose confortevoli, ho eliminato le calamità, li ho riempiti di luce. Ho distrutto i nemici di ogni parte, ho soffocato le rivolte per il benessere della nazione. Ho fatto vivere la gente in case sicure, ho tenuto lontano chi la terrorizzava. Sono stati gli dei a chiamarmi. Così io sono il pastore che protegge, che regge il bastone della giustizia. La mia buona ombra si diffonde sull’intera città.

Lo stato di Hammurabi era fortemente centralizzato e il sovrano svolgeva il ruolo di massimo imprenditore agrario, capo dell’esercito e del palazzo, i cui dipendenti erano ricompensati con continue concessioni temporanee di lotti da coltivare.

La tiara con le corna multiple era il principale simbolo divino.

Shamash era il dio del Sole e della Giustizia.

I sacerdoti caldei coltivarono a Babilonia, nel II millennio a.C., un immenso patrimonio speculativo sull’osservazione astronomica e astrologica.

A Babilonia si trovano due delle sette meraviglie del mondo antico:
1) Le colossali Mura (un triplo muro esterno e un doppio muro interno difesi da torrioni).
2) Giardini sospesi. Enigmatici Giardini sospesi di Babilonia.

Scribi, amministratori, sacerdoti.

Gli storici datano al 75 d.C. (vicino all’eruzione del Vesuvio) l’ultima tavoletta scritta con caratteri cuneiformi. Il nome antico della città sopravvisse nel toponimo arabo Tell Babil.

Babilonia deriva da Bab-ilan, la “Porta degli dei”.

 

 

In 4000 anni così tanta terra l’ha sepolta. Gli scavi sprofondano a centinaia di metri, una necropoli scavata nella roccia uniforme, che restituisce, grazie agli archeologi-scultori la sua forma originaria, viva, di città. Si può ipotizzare che ogni scultura scavata nel marmo o nel gesso sia un riportare alla luce queste forme invisibili.

I lavori degli scavi di Babilonia, finanziati dall’Impero prussiano, si svolsero dal 1898 al 1917: portarono alla luce la Porta di Ishtar, la Via della Processione e i principali monumenti della città.

 

 

 

 

La Porta di Ishtar e i fregi in mattonelle smaltate della Via della Processione vennero numerate, caricate in casse e portate a Berlino, dove furono rimontate.

Osservo da vicino questa fotografia che ritrae i tecnici prussiani intenti a catalogare macerie: sono pezzi squadrati, cubetti lisci, piallati, ordinati su lunghi tavoli di lego sorretti da treppiedi: la numerazione dev’essere rigorosa, hanno grembiuli bianchi come chi lavora nella chimica e nell’ottica (il bianco è la somma di tutti i colori), sono ritratti in piano lungo, l’interesse del fotografo era cogliere l’effetto di questi piccoli esseri bianchi tra l’ordinato cumulo di macerie. Appesi alle pareti ci sono altre linee di scaffalature, orizzontali, con raccoglitori d’archivio verticali. Questa dovrebbe essere la sala di montaggio del museo. Ciò che colpisce è l'ordine geometrico, lo spirito germanico: i tavoli allineati alla stessa distanza, le bacheche rettangolari appese alle pareti, a due a due, il geometrico senso di distruzione di massa.
Nei sassi resta il sangue?

La Porta di Ishtar.
Resto di una delle sette meraviglie del mondo, la Porta di Ishtar era lunga 48 metri, alta circa 30, e interamente ricoperta di mattonelle invetriate di un blu profondo, cobalto, ricordo delle “mura di lapislazzuli” che gli antichi testi sumerici assegnavano alle città del mito. Vi scorrevano, sempre fatti di mattonelle smaltate e composte a mosaico, file di dragoni, simbolo di Marduk, di tori, simbolo del dio Adad, e leoni ruggenti, segno della presenza di Ishtar. La Porta fu innalzata per volere di Nabucodonosor II (604-562 a.C.), il quale proseguendo l’opera avviata dal padre Nabopolassar, aveva messo mano a una profonda ristrutturazione di Babilonia.

Marduk opera la sua creazione come gran parte delle divinità del mondo antico, cioè separando l’acqua dalla terra, replicando su scala cosmica i gesti quotidiani del più umile dei contadini.

In origine vi era l’Abzu, l’abisso liquido dell’increato.

 

 

 

 

Pianta di Babilonia.
Tre principali aree della città, fortificazioni completate sotto Nabucodonosor II. Due cinte murarie. Fuori dalle cinta murarie un grande fossato.
I nomi dei quartieri e delle fortificazioni: Porta di Urash, Porta di Shamash, Porta di Adad, Porta del Re, Porta di Enlil, Porta di Ishtar, Porta di Marduk, Porta di Zababa, Palazzi d’Estate, Città Nuova, Kullab, Esagila, Tuba, Kumar, Porta di Lugalirra.
Indicazioni e nomi dei palazzi e dei santuari: Tempio di Nin-Mah, Tempio di Ishtar, Tempio di Ninutta, Tempio di Ishara, Tempio di Marduk, Via della Processione, Ziggurat di Marduk.

Codice di Hammurabi.
Inciso, scolpito in una grande stele di basalto nero (potrebbe essere il materiale della pietra di Artemide o quello di Eliogabalo), XVIII secolo a.C.
In alto raffigurazione in bassorilievo di Hammurabi che riceve per dettatura da Shamash il codice di 282 leggi. Shamash gli consegna lo stilo per scrivere le leggi. Esse sanciscono: falsa testimonianza, corruzione dei giudizi, reati contro la proprietà, regolano le osservazioni di terra e soldati e la mezzadria, i doveri dei contadini, gli affitti, i crediti e i debiti, i comportamenti di mercanti, osti e ostesse. Disciplinavano anche l’indebitamento, i matrimoni e l’eredità, e la posizione degli schiavi.

 

 

 

Mushkenum è una delle parole mesopotamiche che usiamo ancora oggi, quando diciamo “meschino”. La parola indicava “colui che si inchina fino al suolo”, cioè il povero, l’individuo socialmente escluso.

Nell’Apocalisse di Giovanni, Babilonia compare sotto le vesti mistiche di una Grande Prostituta, assisa su un drago, reggente una coppa colma di perversione e morte.

 

 

 


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