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Un maestro al servizio della profondità meditativa.
Non si può dire che sia tornato, visto che la sua attività è sempre frenetica, ma si può dire che si è riaffacciato sulla scena più “popolare” con due opere equidistanti dal punto immaginario della perfezione e che da fronti opposti convergono al medesimo risultato, la perfezione appunto. Sono le colonne sonore di Naqoiqatsi e di The Hours. Naqoykatsi & The Hours Con questo lavoro Glass completa la trilogia iniziata con Godfrey Reggio nel 1983, che ha prodtto Koyaanisqatsi prima e Powaaqatsi poi, la “trilogia dello squilibrio”, come potremmo definirla, dove la partitura sinfonica di Glass tesse una rete emozionale esplosiva, capace di potenziare al massimo livello la forza delle immagini e di raccontare, senza bisogno di una sola parola, l’irriducibile critica al mondo dell’immagine tecnologica messo in scena dal genio del regista che incontriamo nelle pagine precedenti. Il rapporto di Glass con la tecnologia è molto originale, e molto New life: “Lavorare con la tecnologia è una vera sfida perché da una parte è un gran dono”, ha detto l’artista, “ma allo stesso tempo dobbiamo utilizzarla per migliorare la qualità dell’opera. In altre parole, io penso alla tecnologia come a uno strumento che sta al servizio del messaggio di un’opera, al servizio del suo valore estetico, o, se vogliamo, del suo valore emotivo. Se non fossero queste le cose principali, la tecnologia non ci sarebbe di nessun aiuto. Ma, utilizzata in questo senso, la tecnologia”. In quest’opera, la scrittura di Glass si fa forte della tecnologia per rovesciarne dall’interno, con simmetria millimetrica, le sue stesse fondamenta, compiendo perfettamente il destino sinfonico della trilogia, che viene a costruire così un’opera ventennale pienamente realizzata, dal respiro epocale. Con The Hours – ancora colonna sonora di un film, diretto da Stephen Daldry, con Nicole Kidman, Juliane Moore e Meryl Streep, tratto dal romanzo Le ore di Michael Cunningham – Glass invece crea un capolavoro romantico: un flusso ininterrotto di emozioni che letteralmente ci travolge. Con un’orchestrazione degna del maestro che è, Glass ci dimostra quanto l’aggettivo “classico” o “contemporaneo” in cui così spesso viene confinata la sua musica, sia lontano dalla sua capacità di cogliere l’intimità più vera della musica, di saper suonare quelle note che sanno, immediatamente, comunicare con il pubblico.
La storia di Glass Con Naqoykatsi e The Hours, Philip Glass si conferma tra i più grandi musicisti viventi, a coronamento di un’attività trentennale che ha spaziato, sempre con risultati geniali, dalle sinfonie ai lavori per orchestra, a musica per la danza, per il teatro e per il cinema. Nato a Baltimora nel 1937, Glass comincia a studiare il violino all’età di sei anni e il flauto a otto; si iscrive alla University of Chicago, dove nelle ore libere studia pianoforte, in particolare autori come Ives e Webern. A diciannove anni, dopo la laurea, si trasferisce a New York, alla Juillard School, per studiare da compositore e avvicinare nuove strade compositive, abbandonando la tecnica dei 12 toni ma senza sposare quella dodecafonica; la sua ricerca lo porta a Parigi, dove viene scritturato da un regista per trascrivere la musica indiana di Ravi Shankar, e durante questa esperienza Glass scopre le tecniche della musica indiana. Compie inoltre ricerche in nord Africa, India e Himalaya. Torna poi a New York e inizia ad applicare le tecniche musicali orientali al suo lavoro. Nel 1974 ha già composto un’ampia raccolta di nuova musica utilizzata, in gran parte, dalla compagnia di teatro Mabou Mines (di cui Glass è uno dei fondatori), ma soprattutto dal suo gruppo, il Philip Group Ensemble. Questo periodo raggiunge il suo apogeo nel 1976 con Einstein on the Beach, opera minimalista realizzata assieme a Robert Wilson e considerata una pietra miliare della musica del ventesimo secolo. Da quel momento la sua carriera è decollata e ha composto numerose opere, dalle splendide sinfonie ai lavori teatrali, alle partiture per i film, fino a spettacoli di avanguardia come la musica tridimensionale di Monsters of Grace, ricevendo riconoscimenti dall’Università di Brandeis, dall’Università delle Arti di Philadelphia e dall’Università di New York di Buffalo. Nel 1995 è stato nominato cavaliere delle arti e delle lettere dal governo francese.
Glass e il cinema Con il cinema Glass ha sempre stretto un rapporto particolare. È lo stesso regista a raccontarlo in una intervista: le sue partiture per il cinema non sono lavori costruiti a tavolino sul montaggio del film, ma opere libere e dal respiro autonomo scritte in modo indipendente rispetto alla pellicola; per questo motivo l’effetto è quello di una sinfonia e i suoi lavori per il cinema sono privi di quelle discontinuità caratteristiche delle soundtrack e si rivelano delle opere tout court, nonché, come dice l’artista, di architettura portante per il film. “La difficoltà di comporre la musica per un film è che spesso la realizzazione della colonna sonora segue di molto tempo la fine del montaggio”, spiega Glass. “L’unica possibilità per un compositore di scrivere una musica organica con la pellicola è quella di lavorarci su sin da subito come una sorta di scenografia. Questa è l’unica maniera per fare qualcosa di organico. Se invece mi chiedono di realizzare una musica quando tutto nel film è stato fatto trovo delle grandi difficoltà a farlo. Tutto è finito e la colonna sonora perde l’aspetto di architettura portante della pellicola. Diventa una sorta di decorazione e io non sono un decoratore. Non c’è nulla di male a decorare, ma non è quello che voglio fare nella vita. Molti registi sanno come lavoro e sono coscienti del fatto che se mi vogliono devono lavorare con me a queste condizioni. Ho composto diverse musiche per film, ma un compositore della mia età ne avrebbe composte almeno duecento”.
Discografia essenziale1000 AIRPLANES ON THE ROOF (Virgin, 1989) AKHNATEN (Sony Masterworks, 1987) ANIMA MUNDI (Nonesuch, 1993) THE MUSIC OF CANDYMAN (Orange Mountain Music, 2001) DANCE NOS. 1-5 (Sony Masterworks, 1988) DANCEPIECES (Sony Masterworks, 1987) A DESCENT INTO THE MAELSTRÖM (Orange Mountain Music, 1986/2002) DRACULA (Nonesuch, 1999) EARLY VOICE (Orange Mountain Music, 1970-1975/2002) EINSTEIN ON THE BEACH (Nonesuch, 1976/1993) “HEROES” SYMPHONY (Point Music, 1997) THE HOURS (Nonesuch, 2002) HYDROGEN JUKEBOX (Nonesuch, 1988) KOYAANISQATSI (Nonesuch, 1983) KUNDUN (Nonesuch, 1997) “LOW” SYMPHONY (Point Music, 1993) MISHIMA (Nonesuch, 1985) MUSIC IN TWELVE PARTS (Nonesuch, 1971-1974/1996) MUSIC WITH CHANGING PARTS (Nonesuch, 1973/1994) NAQOYQATSI (Sony Classical, 2002) NORTH STAR (Virgin, 1977) THE PHOTOGRAPHER (Sony Masterworks, 1983) POWAQQATSI (Nonesuch, 1988) SATYAGRAHA (Sony Masterworks, 1985) SAXOPHONE (Orange Mountain Music, 2002) SOLO PIANO (Sony Masterworks, 1989) SONGS FROM LIQUID DAYS (Sony Masterworks, 1986) SYMPHONY NO. 2 / INTERLUDE FROM ORPHÉE / CONCERTO FOR SAXOPHONE QUARTET AND ORCHESTRA (Nonesuch, 1998) SYMPHONY NO. 3 / INTERLUDES FROM THE CIVIL WARS / MECHANICAL BALLET FROM THE VOYAGE / THE LIGHT (Nonesuch, 2000) SYMPHONY NO. 5 – REQUIEM, BARDO, NIRMANAKAYA (Nonesuch, 2000) THE THIN BLUE LINE (Nonesuch, 1989) THE TRUMAN SHOW (Milan Records, 1998) |