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Nel profondo della natura PDF Stampa E-mail
Spiritualità - Ecosofia
Scritto da Simone Bedetti   

L’ecologia del profondo mette in discussione l’attuale sistema economico e sociale e riscopre nel legame con la natura il senso della nostra esistenza.

 

Il movimento ecologista che più mette in discussione l’attuale sistema di vita è quello dell’ecologia del profondo (o dell’ecologia profonda). Il termine è stato coniato dal filosofo norvegese Arne Ness in un articolo del 1973; in un successivo, fondamentale saggio del 1976, Ecosofia, Naess ha approfondito il tema, affrontando in modo sistematico i comportamenti e i modelli culturali dominanti nella nostra società, e proponendo una nuova visione globale del mondo fondata non più sulla distinzione e separazione tra uomo e natura ma sul rispetto di tutti gli esseri viventi contemplati nella loro essenziale unità. Il saggio di Naess ha influenzato buona parte dei pensatori ecologisti europei e statunitensi, fondando una vera e propria scuola di pensiero e proponendosi come l’alternativa più radicale al pensiero ecologista tradizionale.

 

Il progresso e l’ecologia del profondo
Gli ecologisti del profondo sostengono che la nostra cultura è di tipo tecnico-industriale, votata cioè alla venerazione della tecnica e dei processi produttivi come unico strumento di crescita, benessere, progresso individuali e sociali. Questa mentalità ha portato all’abuso di tutti i contesti naturali e alla profanazione delle condizioni di vita delle generazioni future. “Il progresso”, sostiene Naess, “è stato finora misurato, in piena buona fede, in base al consumo di energia e all’acquisizione e accumulazione di beni materiali”.
La qualità della vita oggi corrisponde al tenore di vita, al numero di beni materiali posseduti. L’ambiente, che contribuisce sensibilmente alla produzione dei beni materiali, è considerato alla stregua di un oggetto, al completo servizio dell’uomo. Il termine usato per classificare questo comportamento è antropocentrismo. In quest’ottica, il mondo e l’ambiente dipendono da un unico soggetto, l’uomo; l’ambiente e gli altri esseri viventi sono oggetti, macchine a disposizione dell’uomo che possiede un dominio incontrastato su di essi. Le foreste, la terra, i fiumi, i mari, gli animali, diventano “sistemi di produzione di materie prime”, e anche gli esseri umani finiscono per ridursi a “utenti”, “clienti”, “consumatori”, perché questo modello di pensiero degenera, nel lungo periodo, in un peggioramento delle condizioni di vita degli esseri umani stessi.
All’antropocentrismo l’ecologia del profondo oppone l’ecocentrismo o biocentrismo. Secondo questa visione del mondo, non più tecnica, conseguenza di calcoli prudenziali o utilitaristici, ma empatica, frutto di un’intuizione originaria, l’ambiente (il mondo che ci circonda) deve essere vissuto nella sua infinita unità. Gli organismi sono nodi di una rete di relazioni intrinseche, valide per se stesse, senza alcuna utilità materiale. Ogni nodo è una totalità integrata, unica, indipendente, valida in se stessa. L’antropocentrismo, dicono gli ecologisti del profondo, è dualistico, tende a separare, a opporre; l’ecocentrismo è olistico, unisce, armonizza: il tutto non può essere ridotto a una somma meccanica delle sue parti, perché tutto è in relazione inestricabile con tutto.

 

 

 

Un nuovo stile di vita
Con questa nuova visione infinita del mondo, gli organismi e gli esseri umani non possono più essere isolati dal loro contesto naturale e lo sviluppo, il progresso non sono più concepiti in termini di crescita economica ma in termini di realizzazione profonda, spirituale. Questa realizzazione si fonda su un sistema di valori: i valori universali (rispetto per la vita, non-violenza, solidarietà responsabile, spiritualità) sono indipendenti da ogni relazione di mezzo-fine. La crescita spirituale e il rispetto per la vita non producono alcun vantaggio economico; i valori devono presiedere a ogni decisione e a ogni azione degli esseri umani non perché sono utili, ma perché sono giusti; essi hanno una priorità intrinseca, devono essere perseguiti per se stessi e non come mezzi in vista di altri fini.
Quello che l’ecologia profonda propone è dunque un mutamento di mentalità e un cambiamento radicale dello stile di vita: “Il mutamento di mentalità consiste nella transizione a un atteggiamento più egualitario verso la vita e le forme di vita sulla terra”, sottolinea Naess. “In generale, la gente non si interroga abbastanza profondamente da spiegare ed esprimere un progetto complessivo. Se lo facesse, i più sarebbero d’accordo a salvare il pianeta dalla distruzione in corso. Una visione globale, come quella dell’ecologia profonda, può fornire una motivazione forte e unica per tutte le attività e i movimenti finalizzati alla salvezza del pianeta dallo sfruttamento e dalla supremazia dell’uomo”.
È un errore in cui continua a incorrere anche l’ambientalismo istituzionale. Il modo comune di intendere l’ecologia è infatti limitato perché del tutto assimilato al modello culturale dominante: la difesa dell’ambiente si risolve nell’osservazione di cause ed effetti e nel tentativo di porre rimedio agli effetti non voluti. È, ancora, una visione essenzialmente oppositiva del mondo, in cui l’ambiente rimane un oggetto che l’uomo può distruggere o salvaguardare, e in cui viene postulato un diritto che in natura l’uomo non possiede.
L’unico diritto che gli ecologisti del profondo accettano è il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi, un diritto universale che non può essere quantificato. “Quando uso il termine ‘avere il diritto’”, precisa Naess nel suo saggio, “non pretendo che abbia un significato formulabile in modo preciso: è solo la migliore espressione che sono riuscito finora a trovare di un’intuizione che in tutta coscienza non riesco a negare”.
Quando gli ecologisti del profondo affermano che nessun essere vivente ha un diritto superiore agli altri non intendono sostenere, è bene precisarlo, che tutti gli esseri sono uguali. Al contrario, dichiarano con fermezza che tutti sono diversi. Ma è proprio questa diversità, questa unicità cosmica che deve essere a tutti i costi rispettata. L’Homo sapiens è unico così come tutti gli altri esseri viventi sono unici. “L’unicità dell’Homo sapiens, le sue capacità uniche tra milioni di altri esseri viventi, sono state usate come strumento di dominio e abuso di potere. L’ecologia profonda propone di usarle per sviluppare un atteggiamento di responsabilità universale che le altre specie non possono capire né condividere”.

 

 

La trasformazione del mondo
La trasformazione delle nostre idee conduce alla trasformazione del mondo che ci circonda. Il vero messaggio dell’ecologia profonda è dunque essenzialmente umanistico: devono essere i valori più profondi a guidare il comportamento umano. Essi indicano la via da seguire, le scelte da compiere. Se è vero, come sosteneva Gregory Bateson, che “i problemi principali del mondo sono il risultato della differenza tra il modo in cui la natura opera e il modo in cui l’uomo pensa”, è necessario, oggi più che mai, invertire la rotta, ricondurre il pensiero alla sua dimora originaria, l’intuizione profonda di appartenere a un progetto immenso, dove “il più piccolo granello di polvere è intimamente connesso con l’intero sistema solare” e dove “tutti gli esseri viventi si aggrappano alla stessa formidabile spinta. L’animale trova il suo punto d’appoggio nella pianta, l’uomo cavalca sull’animalità, e l’umanità intera, nello spazio e nel tempo, è un’immensa armata che galoppa al fianco di ciascuno di noi, avanti e indietro a noi, in una carica irresistibile, capace di rovesciare ogni barriera, e di superare un’infinità di ostacoli: forse, la stessa morte” (Henri Bergson).


Gli otto punti dell’ecologia del profondo
1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse. Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano può avere per l’uomo.
2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.
3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità a meno che non debbano soddisfare esigenze vitali.
4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuzione della popolazione umana: la prosperità della vita non umana esige tale diminuzione.
5. L’attuale interferenza dell’uomo nel mondo non umano è eccessiva e la situazione sta peggiorando progressivamente.
6. Di conseguenza le scelte collettive devono essere cambiate. Queste scelte influenzano le strutture ideologiche, tecnologiche ed economiche fondamentali. Lo stato delle cose che ne risulterà sarà profondamente diverso da quello attuale.
7. Il mutamento ideologico consiste principalmente nell’apprezzamento della qualità della vita come valore intrinseco piuttosto che nell’adesione a un tenore di vita sempre più alto. Dovrà essere chiara la differenza tra ciò che è grande qualitativamente e ciò che lo è quantitativamente.
8. Chi condivide i punti precedenti è obbligato, direttamente o indirettamente, a tentare di attuare i cambiamenti necessari.
(Tratto da Bill Devall, George Sessions, Ecologia Profonda. Vivere come se la natura fosse importante, Edizioni Gruppo Abele, 1989)

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