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Dopo il disincanto PDF Stampa E-mail
Spiritualità - Ecosofia
Scritto da Simone Bedetti   

Stavo superando quel confine che si suppone racchiuda l’essere umano. In altre parole, mentre scrivevo, la mente diventò, per me, un riflesso di vaste e numerose porzioni del mondo naturale esterno all’essere pensante. (Gregory Bateson)


Il termine “disincanto” (o “disincantamento”) è stato introdotto dal sociologo Max Weber all’inzio del Ventesimo Secolo per indicare quel processo che accompagna l’affermazione dello spirito del capitalismo e che consiste nel rifiuto degli aspetti magici, rituali, salvifici propri della religione, nel convincimento che l’“assoluta distanza da Dio dalle vicende umane” costringa l’uomo a dedicarsi completamente alle attività quotidiane, e quindi economiche, facendo affidamento soltanto sui mezzi della razionalizzazione scientifica. In altre parole, più si afferma l’ideologia economica, più svanisce la capacità dell’uomo di comprendere (e quindi di relazionarsi a e vivere rispetto a) la complessità e la ricchezza della realtà, riducendo progressivamente lo spazio del meraviglioso e del poetico, inaridendo le proprie facoltà emozionali e sopprimendo la dimensione del magico, del desiderio e del subconscio, che sempre albergano nella nostra interiorità e che sono pronte a riesplodere in maniera violenta in forma di nevrosi o di pulsioni incontrollabili.
Il processo di disincanto, ci insegna Weber, corre parallelo alla progressiva tirannia della razionalizzazione, caratteristica della società moderna (e anche post-moderna), la quale è caratterizzata da cinque elementi fondamentali, che vi invitiamo a scoprire e a verificarne la validità nella nostra vita quotidiana: efficienza, prevedibilità, calcolabilità, controllo, irrazionalità della razionalità.

Efficienza
Tutto, nel mondo del consumo, nella società  delle macchine, del Mercato, della Merce, dello Spettacolo, è votato all’efficienza: che sia la catena di montaggio delle industrie automobilistiche, la catena di smontaggio delle industrie della carne, il lavoro nei centri commerciali, nei supermercati, nei fast food, gli acquisti via catalogo, via televendita, on line, il primato dell’efficienza è una delle divinità del Mercato, a cui viene sacrificato qualunque altro aspetto, primo fra tutti le relazioni umane. Ogni evento diventa così un gesto meccanico, ogni poesia una riduzione a concatenazione grammaticale.

Calcolabilità
È la seconda dimensione della razionalizzazione, dal momento che questa porta a dare un risalto particolare a tutto ciò che si può calcolare, contare, quantificare, e nella maggior parte dei casi porta all’esaltazione della quantità a scapito della qualità, con la conseguenza di arrivare a equiparare la quantità alla qualità: l’enormità delle cattedrali del consumo, la sovrabbondanza di cibo, bevande, oggetti e strumenti di consumo, che traboccano da cornucopie spettacolarmente allestite in ogni dintorno della nostra vita quotidiana, ci costringono a disinteressarci, come sostiene il sociologo George Ritzer, a ogni genere di informazione sulla qualità, che porta a una crescente preoccupazione per lo scadimento dei livelli qualitativi, non solo nei consumi ma nella società nel suo complesso.


Prevedibilità
La razionalizzazione implica uno sforzo sempre maggiore per garantire prevedibilità: nessun imprevisto deve ostacolare l’efficienza e la megaproduzione, tutto deve essere perfettamente prevedibile, il prodotto deve risultare omogeneo, privo di sorprese. Tutto deve correre, filare liscio: in una società dominata dalla razionalizzazione i consumatori vogliono sapere che cosa devono attendersi in ogni situazione e in ogni momento, e non vogliono né si devono aspettare sorprese.

Controllo
L’efficienza, la calcolabilità, la prevedibilità necessitano di un sempre maggiore apparato di controllo, affinché tutti gli ingranaggi possano funzionare al meglio e non riservino sorprese. Basta fare l’esempio del centro commerciale, che può essere considerato un territorio tecnologicamente controllato con tutta una serie di tecnologie avanzate che regolano ogni aspetto del suo funzionamento: “stretto controllo si esercita sulla temperatura, l’illuminazione, gli eventi e la merce; tempo e spazio sono controllati eliminando dai locali le finestre; ci sono poche porte che invitino a uscire; l’uniformità delle costruzioni significa che potrebbero trovarsi ovunque; in molti casi non ci sono orologi; la manutenzione e le periodiche ristrutturazioni danno l’impressione che siano senza età. C’è, nel complesso, una perfezione irreale intorno a questi ambienti” (Ritzer).

Irrazionalità della razionalità
Un sistema così serrato intorno ai principi fin qui esposti produce sempre effetti che spesso rovesciano gli obiettivi prefissati: code automobilistiche interminabili, file al supermercato, enorme spreco di tempo e di denaro sono le pene da pagare in un mondo che tutto proteso a raggiungere l’assoluta razionalità, si ritrova vittima dell’inefficienza, dell’imprevedibilità, dell’incalcolabilità, della perdita di controllo. Questo perché la disumanizzazione progressiva dei sistemi che regolano la società di oggi genera il panico tecnologico.


 

Reincanto consumistico
Secondo questi principi, la società della razionalizzazione, delle code automobilistiche, delle catene di montaggio, ha fatto svanire l’incanto del mondo. Ma l’essere umano ha bisogno di emozioni, di passioni. E allora, il mondo del disincanto offre surrogati di incantemento, confeziona prodotti mascherati da desideri, cercando di speculare ancora una volta sui nostri sogni. L’entertainment di massa domina incontrastato offrendoci meravigliosi spettacoli sintetici  che colonizzano il nostro immaginario, impedendoci di aprirci alla realtà esterna, all’avventurosa scoperta della meraviglia del mondo. La vera realtà virtuale è quella che ci obbliga a vivere dentro le istituzioni totali dell’iperconsumo.

Reincantare il mondo
L’ecologia del profondo cerca una nuova strada per reincantare il mondo, una strada dove convivono insieme alla ragione, le emozioni, le passioni, i sogni, i desideri, i valori. Con il mondo interiore che diventa realtà poetica si reincanta il mondo, si ritorna a vedere nel mondo la scintilla di misteriosa creatività che lo permea e perennemente lo rinnova.
Questo reincantamento si attua attraverso attraverso un’apertura al mistero della realtà. La visione ecocentrica abbraccia insieme dimensione individuale e globale e interpreta la natura come complessa, interattiva, interdipendentente e imprevedibile, non più rinchiusa dentro meccanismi di causa-effetto o strutture fisse e semplificanti, ma influenzata dalle relazioni, dal dialogo e scambio (organico, metabolico, culturale) tra gli esseri viventi e il contesto in cui esistono, definisce così un nuovo modello di conoscenza, ma anche un nuovo modello di esistenza, aperta alla visione complessa della realtà.

Un’esistenza per il futuro
Questa nuova esistenza non è più separata dalla realtà, dalla conoscenza e dalla scoperta del mondo, ma si fonda su un continuo incontro-interazione con la realtà esterna, che ci spinge a porci incessantemente nuove domande su di essa, alla ricerca di nuovo sapere, di crescita e cambiamento continui.
La visione che si ricerca, così fortemente votata all’esplorazione della realtà esterna (realtà che non balena all’improvviso nella coscienza di qualcuno, che non ce la siamo inventata noi, che si crea in un dato luogo ed è il risultato di una data storia), implica la ricollocazione dell’uomo nella natura, la sua dipendenza dalla natura stessa, di cui fa innegabilmente parte. Una natura di cui dobbiamo sentirci responsabili, per noi, i nostri figli e le generazioni future, affinché possano ancora godere anch’essi dei raggi del sole che tralucono dalle fronde dei castagni, del rumore dell’acqua e della pioggia, dei giochi d’ombra delle pinete, dell’aria tiepida di giugno.
Scrive Gregory Bateson in Mente e natura:

"Stavo superando quel confine che si suppone racchiuda l’essere umano. In altre parole, mentre scrivevo, la mente diventò, per me, un riflesso di vaste e numerose porzioni del mondo naturale esterno all’essere pensante."

Ecco l’esistenza della complessità, il reincanto del mondo. Quanto essa sia all’avanguardia e superiore rispetto all’etica individualistica e nichilistica dell’odierna società tecnologica, è inutile sottolinearlo. Gli esseri umani devono soffrire di una sorta di masochismo antropologico. La natura offre loro la bellezza, e loro la distruggono; offre loro la vita, e loro continuano a bearsi dell’orrore della morte. Con l’illusione di essere immortali e di vivere per l’eternità in un non ben precisato aldilà che, paradossalmente, è spesso raffigurato come un paradiso terrestre, come un giardino! Non sarebbe meglio godersi la Terra e i suoi giardini naturali, piuttosto che sognarli?
È la natura che crea i nostri sogni. Senza la natura, i sogni non esistono.

 

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