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Nel suo libro Il cervello plastico, il neurofisiologo inglese Ian H. Robertson delinea una nuova immagine della mente e del cervello, una immagine appunto plastica, flessibile e continuamente malleabile dalla nostra interazione con la realtà esterna.

Per usare una definizione di un altro eccellente scienziato, Donald J. Siegel, “la mente è il prodotto delle interazioni fra esperienze interpersonali e strutture e funzioni del cervello”. Questo significa che “le interazioni con l’ambiente, e in particolare i rapporti con gli altri, esercitano un’influenza diretta sullo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali”. In altre parole, se fino a ieri la mente ci è stata rappresentata come una struttura fissa e statica, dominata dalla sua struttura biologica, oggi emerge un organismo in continuo cambiamento, che la cultura e l’apprendimento possono far evolvere. E così il nostro destino e il nostro futuro tornano nelle nostre mani. Abbiamo intervistato Robertson.
Professor Robertson, dal suo bellissimo libro emerge una innovativa visione della mente. Ce la vuole riassumere brevemente? Sì, è una nuova concezione della mente, che dimostra come da una parte il cervello sia un prodotto della mente, dall’altra come la mente sia un prodotto del cervello, e soprattutto come entrambi siano plasmati dalla continua interazione con la realtà esterna. Il nostro Io ha sede, come spiego nel libro, nella vibrante ragnatela di connessioni delle cellule cerebrali, una trama percorsa da onde, continuamente riplasmata dall’instancabile cesello dell’energia del mondo esterno. Ecco perché dico che siamo stretti in un intimo abbraccio con l’universo, impegnati in un continuo processo di trasformazione reciproca.
Alla fine del suo libro lei afferma la vittoria della mente sulla materia. In che senso dobbiamo intendere questa affermazione? Ciò che intendo dire è che tutto l’insieme dei comportamenti umani che osserviamo – aggressione, amore, cooperazione, arte, scienza, guerra – anche se ha basi biologiche forti, è altresì fortemente determinato dal processo mentale che la cultura e l’educazione sviluppano. Oltre alla biologia, anche la cultura modella la mente, e la mente a sua volta scolpisce il cervello umano, e il modo in cui avviene determina quanto amore e crudeltà, intelligenza e stupidità, creatività e mera abitudine noi offriamo al mondo. Certo, la biologia può trasmetterci un intelletto limitato, una propensione all’aggressività, una concentrazione incostante, una memoria difettosa; può assegnarci tali tendenze e migliaia di altre ancora. Ma, insieme a tutto questo, essa ci ha concesso il dono di plasmare e modificare la rete cellulare in cui tali inclinazioni sono fissate. E quindi di poter trasformare, cambiare le nostre inclinazioni biologiche.
L’apprendimento è fondamentale per questa trasformazione della mente, non è vero? Sì, l’apprendimento è il veicolo con il quale la cultura cambia la mente e il cervello. L’educazione è cruciale per la trasmissione e per plasmare il cervello e la mente.
Lei scrive anche che nella giungla della metropoli l’unica cosa che serve è la cultura. La cultura è dunque fondamentale per cosa? Non è l’unica cosa che è utile, ma è qualcosa che a) possiamo alterare b) ha una dimensione morale. La cultura è fondamentale per creare degli artefatti (per esempio, leggere, scrivere, imparare metodi scientifici, suonare musica sofisticata, matematica) che sviluppano il potenziale del cervello umano. Questi artefatti culturali sono altrettanto importanti nel determinare il potenziale umano e il destino umano quanto i meccanismi biologici che possediamo.
Come possiamo utilizzare questa “nuova mente” per la nostra vita quotidiana? Rifiutando la nozione che siamo vittime di forze biologiche irremovibili e che queste possono essere cambiate solo con mezzi biologici. Anche nell’apparente 100% dei disordini determinati geneticamente, l’esperienza può alterare le dimensioni dei geni e il disordine regredisce. Alcuni topi soggetti alla corea di Huntington (malattia ereditaria a insorgenza tardiva ed evoluzione progressiva, connessa con processi di atrofia di aree cerebrali, ndr.), ma immersi in ambienti ricchi di stimoli sensoriali e cognitivi, tendono a sviluppare la malattia a un livello molto minore che i topi tenuti in ambienti normali.

Ian H. Robertson
Se il cervello è così potente, perché l’uomo lo utilizza fondamentalmente per distruggere? Perché non viene utilizzato per migliorare la vita di tutti? Questa è una domanda di carattere culturale e morale, non prettamente relativa alla biologia e ai geni. L’umanità ha utilizzato il cervello anche per migliorare la sua vita, enormemente. Nei paesi sviluppati, si vive più del doppio di quanto vivevamo un secolo fa, siamo molto più intelligenti, possiamo curare molte malattie e abbiamo sviluppato sistemi umanitari e morali che producono organizzazioni come Medici senza Frontiere. La maggior parte della popolazione mondiale vive oggi in aree “sviluppate”. Chiaramente ci sono anche dei terribili capovolgimenti di questa tendenza, come in Ruanda, o in Bosnia ecc. Ma c’è una correlazione forte e ragionevole tra devastazione/povertà e la mancanza di educazione e cultura. L’educazione è essenziale per lo sviluppo di artefatti culturali nella società che permetteranno alla società stessa di sviluppare meccanismi atti a ridurre la violenza, aumentare la cooperazione e sviluppare meccanismi economici che permetteranno il miglioramento dello standard di vita.
Però mi resta il dubbio che forse il nostro cervello, evolutivamente, non sia poi così perfetto… Assolutamente sì. Noi troviamo difficile essere razionali a causa della maniera con cui lavora il nostro cervello, ma possiamo migliorare la nostra razionalità, per esempio, migliorando a nostra volta l’educazione. Ciò che distingue il cervello umano sono la sua flessibilità e la sua plasticità. È come se fosse disegnato per essere programmato. I nostri geni ci danno i chip di silicio, mentre la cultura ci dà il programma. Sta nelle nostre mani il modo in cui possiamo programmare il nostro cervello. È nelle nostre mani come possiamo programmare questa incredibile e potente macchina biologica. E il nostro futuro. |