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Marco Licinio Crasso, di fronte alla tragica morte del figlio, riscatta una vita ingloriosa.

"Questo lutto, o Romani,, è soltanto mio, ma la grande fortuna e la gloria di Roma vivono intatte e invitte in voi, che siete vivi. Se sentite un po' di compassione per me, privato del migliore di tutti i figli, dimostratelo con il vostro furore contro i nemici. Privateli della loro esultanza, puniteli della loro crudeltà, non lasciatevi sgomentare da ciò che è accaduto, poiché si deve pur soffrire qualcosa se si aspira a grandi mete: né Lucullo prese Tigrane, né Scipione Antioco senza spargimento di sangue e i nostri antenati persero ben mille navi nell'impresa della Sicilia e, in Italia, molti generali e pretori, ma la loro sconfitta non impedì che i Romani dominassero alla fine chi li aveva vinti. Infatti Roma giunse a tanta potenza non per la fortuna ma per la forza di sopportazione e il valore di quanti seppero resistere alle avversità" (Marco Licinio Crasso)
Nota storica
Da Wikipedia:
Disfatta di Carre
Crasso quindi pensò di utilizzare la carica di governatore della Siria per rafforzare il suo prestigio di condottiero, che non poteva assolutamente essere paragonato a quello di Cesare e Pompeo. Decise pertanto di intraprendere una spedizione militare, che puntava all’assoggettamento del regno dei Parti, con il quale Roma aveva, da qualche tempo, rapporti difficili.
Deboli nella fanteria i Parti potevano contare su una temibile cavalleria che combatteva applicando l'imprevedibile tattica militare del “colpisci e scappa” (essa evitava il contatto diretto, colpiva il nemico con raffiche di frecce e fuggiva per ritornare a colpire nuovamente).
Crasso difatti, benché avesse un esercito potentissimo, fu sorpreso dalla insolita tattica del nemico e in una pianura della Mesopotamia occidentale, nei pressi della città di Carre, nel 53 a.C. fu sconfitto e ucciso.
Si narra che durante la battaglia suo figlio Publio Licinio Crasso avendo fallito un attacco al comando di una grossa parte dell'esercito, sia stato ucciso ed un soldato partico gli abbia troncato la testa, infitta poi su un'asta per atterrire i Romani e che i Parti abbiano ucciso Crasso - da loro considerato come l'uomo più ricco del mondo - facendogli bere dell'oro fuso. La disfatta di Carre, fu una delle più drammatiche catastrofi della storia militare di Roma (soprattutto perché furono perse le aquile della legione restituite poi da Fraate IV ad Augusto nel 20 a.C.).
La fine ingloriosa di Crasso causò la rottura dell'equilibrio del triumvirato ed aprì la strada verso una nuova guerra civile. |