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Tecumseh (Tecumthé secondo la pronuncia shawnee, Cometa Fiammeggiante o, secondo altri, Pantera Accovacciata) è considerato come il più grande statista indiano della storia dei nativi americani.
Più gli indiani accettavano lo stile di vita dei bianchi, più si indebolivano e venivano sconfitti. L’elemento che infatti più di ogni altro contribuì alla sconfitta dei pellerossa fu la divisione tra le tribù e spesso anche all’interno delle stesse tribù. Di questo alcuni indiani furono consapevoli, come Tenskwatawa, agguerrito predicatore shawnee di un ritorno alla vita tradizionale dei nativi d’America, e suo fratello Tecumseh, capo shawnee.
Dal 1805 al 1811 essi andarono di tribù in tribù (tra cui i potawatoni, i fox, i winnebago, i seneca, i creek, i seminole e i cherokee) per sostenere un’alleanza generale tra gli indiani contro i coloni. Nel 1808 fondarono la città di Tippecanoe (che fu poi chiamata Prophetstown, “la città dei profeti”), nell’attuale Indiana, e ben presto giunsero alla scontro con il governatore bianco del territorio. Il 6 novembre 1811 Tenskwatawa attaccò gli americani, uccidendo sessanta soldati. La reazione fu immediata: Prophetstwon venne rasa al suolo.
Tecumseh non si diede però per vinto, e al momento dello scoppio della guerra del 1812 tra Inghilterra e Stati Uniti, si schierò a fianco degli inglesi, seguito da molti altri indiani che iniziarono una guerriglia di strenua resistenza contro gli statunitensi. Il 5 ottobre 1813 Tecumseh venne però ucciso durante la battaglia, e senza il suo leader la rivolta per il ritorno alla vita tradizionale rapidamente andò spegnendosi.

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