Gesù. L’uomo della grandezza (1)

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IL GENIO DI WALLACE D. WATTLES

Autore del post: Wallace D. Wattles

È difficile che qualcuno sia stato più frainteso dalla gente del suo tempo di Gesù di Nazareth. Certamente nessun uomo è stato più grossolanamente travisato dalle generazioni successive, anche da coloro che professarono essere suoi e seguaci.
Per secoli, per millenni, abbiamo considerato il salvatore del mondo un uomo disprezzato, senza amici, un lavoratore povero che le classi superiori consideravano con disprezzo a causa della sua umile origine e condizione; un uomo che non aveva amici eccetto pescatori, falegnami, operai, reietti e peccatori; che viveva senza fissa dimora, spesso affamato, sopportava insulti e persecuzioni con mite sottomissione e camminava in un mondo che lo disprezzava con le mani sempre sollevate al cielo in amorevole benedizione.
È questo personaggio che viene considerato e ci viene “venduto” come l’ideale cristiano.
Il mio compito qui è mostrarti come Gesù era veramente e come ancora è – l’Uomo  Supremo: l’incarnazione e rivelazione di quell’unica Grande Vita che è sopra tutti noi, in tutti noi e attraverso tutti noi, la quale ci eleva tutti verso l’unità di ogni persona con ogni altre a persona e di ogni persona con Lui.

PRIMO

In primo luogo, Gesù non era affatto disprezzato per la sua origine e la sua classe sociale di appartenenza.
Era un falegname, e anzi il figlio di un noto falegname. Il costume dell’epoca richiedeva che ogni rabbino e ogni insegnante ebreo avesse un mestiere. Leggiamo nel Talmud di Rabbi Yochanan, il fabbro, e di Rabbi Isacco, il calzolaio, alquanto istruito e molto onorato dagli uomini. Di Rabbi Gesù, il falegname, si sarebbe parlato nello stesso modo. San Paolo, un uomo molto istruito, di mestiere faceva il fabbricante di tende.
A quel tempo, e tra quella gente, Gesù non avrebbe perciò potuto in alcun modo essere disprezzato per la sua nascita e la sua posizione sociale.
Anzi è molto probabile che presso la popolazione locale fosse considerato di sangue reale, visto che era salutato come “il figlio di Davide”, che era un appellativo assai nobile. Il suo lignaggio doveva perciò essere ben noto.
La gente che gridava “Osanna figlio di Davide” sapeva che Gesù era un aristocratico tra gli aristocratici, un principe della casa reale. Non era affatto “umile” di nascita, né alcuno supponeva lo fosse.

SECONDO

In secondo luogo, Gesù non avrebbe potuto essere disprezzato per la sua ignoranza, perché era un uomo dottissimo. Ogni volta che entrava in una sinagoga a lui veniva affidata la lettura dei rotoli della Legge e dei Profeti e sempre a lui veniva affidato il compito di commentarli pubblicamente, in quanto veniva sempre riconosciuto come la persona più qualificata per quel compito. Troviamo scritto nel Vangelo di Luca:

“La sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.” (Luca 4:14-15)

In quei tempi di feroce disputa religiosa, nessun uomo incolto avrebbe potuto tenere letture e commenti come faceva Gesù.
Doveva essere un conoscitore e un interprete eccelso dei libri della Legge Ebraica, perché era sempre in grado di sbaragliare i suoi avversari e di fare citazioni puntuali dai libri della Legge e dei Profeti.
Anche i suoi avversari e nemici si rivolgevano a lui chiamandolo Maestro, riconoscendo sempre la sua profonda cultura.

(1 – Continua)

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MAHATMA WATTLES

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