Le radici cosmiche della mente (1)

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Intervista a Stanislav Grof, il fondatore della psicologia transpersonale, che ha rivoluzionato la psicanalisi interpretando la psiche come il riflesso di un’intelligenza universale che permea l’intero universo.

Sperimentare nuovi stati di coscienza; scoprire, attraverso la diretta esperienza del proprio inconscio, come la nostra mente non sia solo un aggregato di materia, ma racchiuda l’universo, sia essa stessa un intero universo, che trascende lo spazio e il tempo e abbraccia l’eternità. Più di trent’anni di studi sulla coscienza hanno portato lo psichiatra cecoslovacco Stanislav Grof a queste conclusioni, che rivoluzionano i paradigmi psicanalitici tradizionali, conducono a una nuova interpretazione della mente, e fondano una nuova psicologia, chiamata “transpersonale”, che si avventura oltre gli angusti spazi dell’individualità e sostiene l’affascinante tesi che la coscienza e la psiche siano le espressioni e i riflessi di un’intelligenza cosmica che permea ogni esistenza e l’intero universo.

Professor Grof, negli ultimi cinquant’anni lei è stato il maggior ricercatore di stati di coscienza non ordinari. Cosa le interessava all’inizio?

Il mio interesse nell’ambito della ricerca cominciò quando ero volontario in un progetto sperimentale sull’LSDa Praga. Mi ero formato sulla psicanalisi freudiana, e la lettura di Freud mi ispirò lo studio della medicina e in particolare della psichiatria. Ma fin dall’inizio della mia carriera sviluppai un profondo conflitto personale con la psicanalisi di matrice freudiana. Ero molto stimolato dalle teorie psicanalitiche, che sembravano offrire brillanti intuizioni sulla psiche umana e spiegazioni affascinanti su molti problemi che altrimenti sarebbero rimasti oscuri, come il simbolismo dei sogni, i sintomi neuropatici, la religione e ciò che Freud chiamava la “psicopatologia della vita quotidiana”. Ma restavo sempre più deluso dalla psicoanalisi come strumento pratico di terapia.
A quel tempo, il dipartimento psichiatrico dove stavo lavorando ospitò un’équipe di medici che studiavano l’LSDproveniente dalla Sandoz, una casa farmaceutica svizzera. Ci chiesero di fare una ricerca clinica con delle sostanze sperimentali, e capimmo che questa sostanza poteva essere usata come un unico training sperimentale per psicologi e psichiatri. Diventai così io stesso uno dei primi volontari di questo programma di ricerca ed ebbi un serio confronto con il mio inconscio. In un certo senso, quell’esperienza mi ispirò e mi influenzò per i successivi trentasi anni. 

Successivamente ha iniziato a sviluppare la respirazione olotropica.

Esatto. Mia moglie Christina e io abbiamo sviluppato la respirazione olotropica, un potente approccio senza droghe all’esplorazione di sé e alla terapia che utilizza mezzi semplici, come la respirazione veloce, la musica evocativa e alcuni tipi di esercizi del corpo per la liberazione dell’energia. Stati di coscienza non ordinari, indotti da questo metodo, determinano esperienze che sono molto simili a quelle osservate in sessioni psichedeliche o comunque che avvengono in situazioni più controllate. Aldilà di terapie psichedeliche o di respirazione olotropica, ero e sono anche interessato ad aree più specifiche come lo sciamanismo, le teorie spirituali orientali, il misticismo, le esperienze di pre-morte e le crisi psicospirituali, che ho chiamato “emergenze spirituali”: il comune denominatore di queste situazioni è che determinano stati di coscienza non ordinari.

Sembrerebbe che tutte le aree che ha appena menzionato permettano di guardare nell’inconscio.

Gli stati di coscienza non ordinari sono certamente l’unica fonte di profonde intuizioni nel più profondo recesso della psiche umana. Secondo i risultati della mia ricerca, il loro significato potenziale, in psichiatria, è paragonabile all’importanza del microscopio per la medicina o al telescopio per l’astronomia. È difficile credere che le “zone” esplorate da queste esperienze rimangano totalmente ignorate dalla psichiatria tradizionale e dagli psicologi stessi. Gli stati non ordinari di coscienza, invece, hanno almeno due funzioni fondamentali. Primo, la loro straordinaria capacità terapeutica, che ha effetto, chiaramente, se le tecniche sono usate appropriatamente e sotto la supervisione di una guida esperta; secondo, è attraverso il loro potenziale euristico che possiamo avere informazioni sulla psiche, sull’inconscio, sulla natura umana e sull’universo.
Con le nostre tecniche, possiamo fare molto di più che rimuovere i sintomi o raggiungere il fine della psicoanalisi secondo Freud, che così lo descrisse: “Cambiare la sofferenza grave nell’ordinaria miseria di tutti i giorni”. Ciò non è certamente un piano ambizioso, particolarmente se si considera la quantità di tempo, di soldi e di energia che sono richiesti per andare in psicanalisi. Comunque, al fine di ottenere salute mentale positiva, aumento di entusiasmo e di gioia di vivere, vitalità, creatività, bisogna aprirsi alla dimensione spirituale dell’esistenza.

Ciò ci porta a un altro punto, il problema della spiritualità e delle esperienze mistiche.

Questo tema rappresenta la differenza centrale tra la psichiatria tradizionale e la psicologia transpersonale. La psichiatria convenzionale è basata sull’ottica cartesiano-newtonianiana del mondo materialistico, e sostiene che la storia dell’universo è la storia dello sviluppo della materia. La coscienza e l’intelligenza sono i suoi prodotti laterali accidentali e insignificanti. In questa concezione del mondo, non c’è spazio per la spiritualità. La psicoanalisi tradizionale spiega la spiritualità come una regressione, come una fissazione dello stato infantile, cioè come uno passo indietro nello sviluppo piuttosto che un passo avanti. In questo contesto, il concetto di Dio è interpretato come una proiezione dell’immagine infantile del padre nel cielo. La psicologia transpersonale considera invece quella spirituale come una dimensione intrinseca della psiche umana e un fattore decisivo nell’universale schema delle cose. È basata su uno studio sistematico di stati non ordinari di coscienza, in cui si può fare esperienza diretta della dimensione spirituale.

(1 – continua)

CHI È STANISLAV GROF

Stanislav Grof ha iniziato la sua attività a Praga, ma da molti anni vive negli Stati Uniti, dove prosegue le sue ricerche e dove si è affermato come l’esponente più rappresentativo della psicologia transpersonale, un metodo psichiatrico e psicanalitico rivoluzionario che evolve le teorie di Freud e Jung e rompe con la psicanalisi e la psicologia tradizionali, affermando recisamente che è la spiritualità la sede originaria della nostra coscienza. Alla fine degli anni Cinquanta l’esperienza del “viaggio” psichedelico con l’ coscienzaLSD-25 apre la strada delle sue ricerche. Alla fine degli anni Sessanta, l’incontro con altri psichiatri (tra cui Abraham Maslow, Anthony Sutich e James Fadiman) che condividono la sua visione della psicologia, focalizzata sullo studio della coscienza e sul riconoscimento del significato delle dimensioni spirituali della psiche, si concretizza con la nascita del movimento della psicologia transpersonale.
Seguono la fondazione del Journal for Transpersonal Psychology, della Association for Transpersonal Psychology e, nel 1978, dell’International Transpersonal Association (ITA), insieme a Michael Murphy e Richard Price. Grof ne diviene il primo presidente, quindi comincia a organizzare congressi internazionali di psicoterapia transpersonale a Boston, Melbourne e Bombay, diffondendo il suo pensiero in tutto il mondo. Attualmente dirige, insieme alla moglie Christina, un centro che, oltre alla respirazione olotropica, contempla un programma completo di addestramento per terapisti.

CHE COS'È LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE

È lo stesso Grof, nel suo libro La mente olotropica, a spiegare cosa si deve intendere con questo termine. “Per comprendere la sfera transpersonale dobbiamo iniziare a concepire la coscienza in un modo completamente nuovo. Qui cominciamo a liberarci del preconcetto che essa sia creata all’interno del cervello umano e in quanto tale contenuta nella scatola rappresentata dalla struttura ossea della nostra testa. Da questo momento andiamo oltre l’idea che la coscienza esiste solo come risultato della vita individuale. Quando abbiamo a che fare con i concetti del piano transpersonale, pensiamo alla coscienza come a qualcosa che è al di fuori di noi e non dipende da noi, qualcosa che, nella sua essenza, non è legata alla materia. Al contrario di ciò che ci dice l’esperienza quotidiana, essa è indipendente dai sensi fisici, sebbene sia mediata da questi ultimi nella percezione della vita di tutti i giorni”. La coscienza transpersonale è dunque “infinita piuttosto che finita”, e si estende al di là dei limiti di tempo e spazio. Questa è la sfida della psicologia transpersonale. 

L'AUTORE DEL POST SIMONE BEDETTI

Simone Bedetti da oltre vent’anni è autore di numerose pubblicazioni di crescita personale e professionale. Nel 2009 ha fondato la casa editrice Area51 Publishing.


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