Arne Naess, il padre dell’ecologia del profondo

Arne Naess, il padre dell’ecologia del profondo

 

Arne Naess aveva 61 anni quando coniò il termine Deep Ecology, “Ecologia del profondo”, e 64 quando scrisse Okology, samfunn og livsstill (“Ecosofia”, pubblicato in Italia dalla Red Edizioni), il saggio che pose le basi teoriche del Deep Ecology Movement. Dopo venticinque anni spesi nella lotta per affermare un “riordinamento radicale della nostra civiltà”, continua a lottare, instancabilmente. Arne Naess, incarnazione di un’utopia selvatica, ha tutta l’aria di essere un guerriero.

Professor Naess, qual è il nuovo tipo di relazione che secondo lei dobbiamo definire con la natura?

Oggi abbiamo una sufficiente conoscenza fisica e biologica della realtà, ma non abbiamo una saggezza. Per agire insieme alla realtà abbiamo bisogno di conoscere la natura profonda delle interrelazioni che avvengono tra l’essere umano e la natura. Abbiamo una responsabilità cosmica, un ruolo cosmico da svolgere, e cioè quello di non disturbare le condizioni di vita di questo pianeta, o quantomeno, di non disturbarle oltre il necessario, il che significa che dobbiamo proteggere la ricchezza e la diversità della vita. Dobbiamo pensare alla vita come a una vita che ha un suo valore intrinseco. In secondo luogo abbiamo l’opportunità e la possibilità di combinare il nostro amore per la natura con il nostro amore per gli esseri umani. Uno dei miei slogan è che dobbiamo estendere il nostro amore ai non umani e questo vuol dire approfondire un po’ il nostro amore per gli esseri umani.

 

Che cosa intende per saggezza?

Intendo dire che non si può definire l’uomo se non attraverso la biosfera, e che l’opposizione tra l’uomo e la biosfera non regge in alcun modo. Non si può parlare dell’uomo, non lo si può scindere dal concetto e dal discorso della biosfera; essi sono strettamente collegati attraverso una relazione interna. Interna, non esterna. La definizione di “uomo” può essere solo quella di “uomo nella biosfera”, perché ogni organismo è un’interazione.

 

Lei dice anche che questa saggezza nasce da un’intuizione. Ma qual è la natura di questa intuizione?

Nella catena logica dei ragionamenti, delle premesse e delle conclusioni, a un certo punto non posso che fermarmi. Io cerco di dare delle spiegazioni, delle ragioni per qualcosa, ma alla fine so che quelle spiegazioni, quelle ragioni non sono buone. Alla base di tutto c’è allora l’intuizione, c’è questo valore intrinseco di ogni essere umano che è l’intuizione. Possiamo anche andare un passo più indietro e parlare della religione. “L’essere umano è creato da dio”: è un valore intrinseco anche questo. Si può quindi andare sempre più in profondità, sempre più indietro. C’è il livello più profondo che io chiamo “livello uno filosofico-religioso”. Poi, da qui, da quel primo livello, sono discesi gli altri otto punti che ho steso nel 1984. C’è quindi in alto il divino, la religione o la filosofia; da lì si scende fino ad arrivare alle decisioni concrete. Ma da quel primo livello al livello dell’agire concreto c’è una lunga strada da fare. Abbiamo bisogno di tante informazioni; dopodiché, dopo aver avuto tutte queste informazioni si prende una decisione: si agisce. Quindi c’è un legame diretto tra quello che è il livello più alto e quella che è la vita concreta.

 

L’etica, in sostanza, ha un fondamento metafisico?

È senza dubbio così. La base essenziale dell’etica deve essere metafisica, religiosa o filosofica, come diceva Whitehead. L’etica che dà soltanto la descrizione della società attraverso delle norme e delle regole non è niente. Non posso accettare che l’etica sia solo un insieme di norme! Come faccio altrimenti a spiegare, a dare ragioni di essere per esempio contro la tortura? Il motivo che mi spinge a essere contro la tortura deriva da cose ben più profonde, e si ritorna sempre all’intuizione.

 

Il problema ecologico sta diventando sempre più urgente, anche da un punto di vista politico. Ma l’ecologia del profondo non pone esigenze troppo radicali, impossibili da realizzare concretamente, nel caos degli interessi contrastanti e inconciliabili della politica?

Il problema ecologico è un problema politico. L’ecologia oggi è un problema politico. Se si pensa di vivere in una democrazia allora alla fine si hanno i politici che ci si merita. Questo significa che dobbiamo smetterla di lamentarci dei politici perché al tempo stesso diciamo di vivere in una democrazia. La maggior parte di noi detesta la politica o partecipare alla vita politica. Io penso che si possa dare anche supporto e aiutare coloro che hanno l’inclinazione al lavoro in politica. La frontiera è molto lunga. Dobbiamo fare molto e dobbiamo farlo a lungo perché questa frontiera è molto lunga. Noi tutti possiamo dunque fare qualcosa lungo questa frontiera. Tutti hanno il loro ruolo da svolgere.

 

Molti sono i critici dell’ecologia del profondo, e molti l’accusano di vedere nella natura un ordine che in realtà non esiste, che è solo una costruzione umana. Vuole rispondere?

Sì, sì, sono tanti i critici. C’è addirittura un intero libro di polemica che sta per essere pubblicato, un libro di polemiche tutte contro Arne Naess! (Ride). Bisogna anche dire che molte idee sono difficili da capire per molta gente. Si sforzano di capire che ci sono tutti questi livelli ma non lo capiscono subito, e allora bisogna ripeterglielo, ripeterglielo, e ancora ripeterglielo. Vede, io cerco di difendere i bambini, il centro sono sempre i bambini. La maturità dei sentimenti, la maturità emotiva, è molto scarsa malgrado gli studi che si possono essere fatti. Io ero già maturo a ventisette anni, avevo già alte responsabilità, potevo già decidere se andare a insegnare in California in un posto di grossa responsabilità. Ma da un punto di vista della maturità emotiva, della maturità sentimentale ero un bambino. E questo è tipico della nostra civiltà.

 

Nel 1984 lei stese insieme a George Sessions gli otto punti dell’ecologia del profondo. Oggi quegli otto punti sembrano essersi realizzati, ma al contrario.

No, non è vero, le cose lentamente stanno cambiando. Io non ho grande fiducia per il prossimo secolo, ma ho fiducia nel XXII secolo. Il livello di squilibrio che c’è oggi continuerà anche nel XXI secolo, ma è destinato a ridursi e a fermarsi nel XXII secolo. Noi dobbiamo pensare alle generazioni future, e lavorare per loro, affinché loro possano raccogliere la nostra fatica e il nostro impegno, il nostro sforzo di cambiamento.


 

L'AUTORE DEL POST SIMONE BEDETTI

Simone Bedetti da oltre vent’anni è autore di numerose pubblicazioni di divulgazione, crescita personale e professionale. Nel 2009 ha fondato Area51 Publishing, tra le prime case editrici digitali italiane.


SCOPRI LA SERIE SULL'ECOLOGIA PROFONDA DI AREA51 PUBLISHING


 

Ritratti di Arne Naess/