Percepisci quello che non puoi vedere con gli occhi

Percepisci quello che non puoi vedere con gli occhi


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Questo insegnamento per la tua crescita personale deriva da uno dei più celebri samurai di tutti i tempi, il samurai che, come scrive lui stesso in una delle pietre miliari della filosofia guerriera e della strategia giapponese, Il Libro dei Cinque Anelli, “non c’è mai stato duello in cui non abbia riportato la vittoria, pur avendo combattuto la bellezza di sessanta duelli”: il suo nome è Miyamoto Musashi.

Puoi percepire ciò che puoi concepire

Musashi ci insegna che la mente può percepire tutto quello che può concepire. Anche con i sensi esterni, può percepire oltre quello che può vedere: i suoni, gli odori, i gusti, le sensazioni tattili. Ma la mente può andare ben oltre i cinque sensi, può attingere a risorse più profonde, invisibili, come l’intuizione, che costituisce un vero e proprio sesto senso.
È a questo sesto senso che Musashi si riferisce quando ci insegna di percepirele qualità del nostro avversario, i suoi punti forti, e le criticitàdell’avversario, i suoi punti deboli, e ci sprona a riconoscere l’intenzionedell’avversario.
Non possiamo vincere nessuna battaglia nella vita se non riusciamo a riconoscere l’intenzione del nostro avversario.
Tutto quello che vediamo con i nostri occhi è un riflesso della cosa. Non è la cosa reale. Per percepire le cose che non possono essere viste, dobbiamo guardare oltre il visibile, oltre il riflesso della cosa, e cercare sempre di più di percepire, di penetrare la cosa in sé.

Il ladro, la guardia e la carriola

Una storia zen illustra bene questo concetto.
Un uomo lavorava in un cantiere. Ogni sera, per uscire dal cantiere, doveva passare le verifiche di controllo di una guardia. Ogni sera, usciva con la carriola da lavoro ricoperta di paglia e ogni sera veniva ispezionato. La guardia lo osservava circospetta, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, perché sospettava che l’uomo rubasse qualcosa. Ma non trovando niente lo lasciava andare.
Ogni sera, si ripeteva lo stesso episodio. L’uomo passava con la carriola, la guardia lo fermava, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, ma non trovando niente, lo lasciava andare.
Esasperato, una sera la guardia guardò l'uomo negli occhi e gli disse: “Ti ho visto uscire da qui ogni sera con la carriola ricoperta di paglia. Non sono riuscito a trovare niente né sotto i tuoi vestiti né sotto la paglia, ma sono certo che tu abbia rubato. Te lo prometto, non dirò niente al capo, ma dimmi che cosa rubi e come fai a fregarmi sempre. Sto diventando pazzo!”
L’uomo si limitò a sorridere e gentilmente gli rispose: “D’accordo, te lo dirò. Io sto rubando carriole!”.
Se non vai oltre quello che vedi, quello che ti appare sulla superficie degli occhi, sarai sempre ingannato, come la guardia.

Se ti fissi sul dito, non vedrai il cielo.
Se ti fissi sulla foglia, non vedrai l’albero.
Se ti fissi sull’albero, non vedrai la foresta.
Non fissarti su un singolo punto.
Vedi tutto nella sua interezza…
Senza sforzo…
Questo è ciò che significa veramente “vedere”
(Takuan Sōhō)

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